Quattro chiacchiere con Marco Montemagno

Quattro chiacchiere con Marco Montemagno

Oggi parliamo con Marco Montemagno, ex-conduttore, influencer e businessman che ci racconterà un po’ della sua storia professionale, dalla sua laurea in giurisprudenza fino al suo approdo nel mondo del marketing e della comunicazione sui social.
Non mancheranno spunti e piccoli consigli rivolti sia a giovani che vogliono affermarsi come nuove figure professionali che alle aziende intenzionate ad adottare nuovi modi di comunicare.

Marco Montemagno, il personaggio mediatico e i suoi consigli

-Per prima cosa ci piacerebbe sapere come nasce Marco Montemagno: businessman, personaggio mediatico…spiegaci un pochino come hai iniziato.

Il mio percorso è partito da un punto totalmente diverso. Mi sono laureato in giurisprudenza e un bel giorno ho deciso di cambiare. Non sapevo bene come o cosa mi piacesse realmente fare, sapevo però cosa non mi piaceva cioè proprio fare l’avvocato. Ho iniziato quindi ad esplorare il mondo di internet che stava cominciando ad esplodere proprio in quel momento e in particolare ho cominciato a studiare la sua accezione commerciale, quindi sono partito con la gavetta.
Ho fatto marketing, il webmaster, ho disegnato scatole per i software che dovevano andare nei negozi, ho fatto trouble ticket per i sindacati…insomma un po’ di tutto.
Infine mi sono appassionato al bellissimo ambito della comunicazione: mi piace comunicare, fare conferenze, video…non riesco a resistere. Ho fatto TV, radio, startup e ora sto lavorando alla costruzione di un nuovo media: sono partito da una pagina facebook che ora ho più di 300mila followers e può diventare un canale molto interessante.

-Di sicuro lungo il tuo percorso ci sono stati degli ostacoli che ti hanno dato dei problemi. Come te la sei cavata?

 Nelle storie solitamente si prende in considerazione solo ciò che ha funzionato, ma in realtà bisognerebbe inquadrare anche quello che NON ha funzionato. Il dato del successo è sempre quello più visibile. La cosa che più mi ha aiutato, sembra strano, è l’essere stato un giocatore professionista di ping pong. Fare sport vuol dire saper perdere perché è raro arrivare in fondo a meno che tu non sia un fenomeno. La lezione della sconfitta è importante: vai a casa, sai che devi allenarti più duramente e sei pronto a provarci la volta successiva. Lo stesso principio vale nel lavoro: molti progetti sono destinati a naufragare, a volte pensi di aver avuto buone idee che nella realtà non lo sono per niente e sei costretto costantemente a reinventarti e ragionare nel lungo periodo. Non sempre si può avere tutto e subito. Ragionare fuori dagli schemi? Di certo aiuta. Alla fine sono una persona normalissima, non voglio insegnare niente a nessuno. Se parlo di un argomento è perché l’ho precedentemente testato su me stesso e porto i miei risultati come prova.

-A che età sono arrivate le prime soddisfazioni?

Ancora una volta devo parlarti del ping-pong. Se ti cimenti in delle competizioni e finisci per vincerle, beh quelle sono soddisfazioni. Per quanto riguarda il lavoro, invece, una delle prime soddisfazioni è arrivata quando lavoravo per un’azienda di CAD e mi è stato chiesto di lanciare un software di disegno tecnico: fece davvero il botto. Dopo il lancio, le persone dovevano registrarsi per chiedere il codice via mail e la prima volta che aggiornai la pagina mi ritrovai una sfilza infinita di richieste.

-Noi siamo un’agenzia molto giovane, ma molti giovani oggi in Italia hanno difficoltà ad affermarsi. Spesso cercano altrove il successo perché forse non riescono a capire ciò che serve per poterlo ottenere qui. Tu che in un certo senso ce l’hai fatta, cosa ti senti di consigliare ai giovani italiani per perseguire i loro sogni?

La prima cosa è cercare di definire la parola successo: cos’è il successo? Lavorare un’ora ed aiutare i bambini in Africa, volare nello spazio, diventare miliardario…bisogna evitare le categorie standard e ragionare su ciò che si vuole realmente ottenere. Il secondo consiglio è quello di scegliere un settore specifico in cui:
1) hai un interesse
2) potenzialmente puoi arrivare al top
3) ci sia mercato.
Una volta identificato il settore bisogna iniziare a sviluppare una competenza molto forte, dopodiché capire come proporsi sul mercato come riferimento per quel determinato settore. Come comunicare le proprie competenze? Il metodo più veloce ed economico è quello del web. Ad esempio con dei video di Facebook inviati al pubblico specifico che hai selezionato, puoi trasmettere il tuo sapere e proporti come uno dei migliori nel tuo campo. In tutti i tuoi contenuti devi trasmettere un valore e quel valore è l’utilità.

-Il 2017 è e sarà di certo l’anno dei video. Tu sei sicuramente un precursore visto che ormai da tanto tempo sei sempre presente online con i tuoi suggerimenti, ma metterci la faccia e autopromuoversi forse è più facile per una persona singola che per un’azienda. Che consiglio daresti ad un’azienda che ha intenzione di comunicare il proprio valore a mezzo video? Facciamo l’esempio di un’azienda che vende gioielli.

 Per prima cosa bisogna pensare al tipo di video da realizzare.
Quando penso ad un video mi viene in mente una faccia che parla davanti ad una telecamera, ma questo è soltanto una delle mille modalità che posso utilizzare nel mio video. Se ti senti a tuo agio a parlare davanti ad una telecamera, allora puoi anche presentarti ogni giorno e dire “ecco i 5 modi per scegliere la pietra perfetta da mettere sul tuo anello di nozze”, oppure “le 27 differenze che ci sono tra i diamanti” e così via. Quello che devi fare è dare consigli per essere utile al tuo cliente finale. Ovviamente devi avere ben chiaro nella tua testa chi sia il tuo cliente finale, per poter capire bene come parlare in base al tuo interlocutore.

Una seconda modalità può essere quella in cui tu non parli, ma mostri delle immagini che scorrono descritte da una voce fuori campo. In questo modo puoi fare una sorta di rassegna stampa, presentando i prodotti e descrivendoli al tuo pubblico evidenziandone i pregi. Una terza ipotesi, se ad esempio hai un pubblico molto giovane, può essere quella delle illustrazioni che possano catturare l’attenzione più facilmente ma che trasmettano allo stesso modo il messaggio che vuoi inviare. Ancora, si potrebbe andare per strada ed intervistare le persone riguardo il loro rapporto con i gioielli oppure addirittura degli esperti di gioielli.

Le modalità sono infinite, tutto però dipende dal tuo target, dal tuo rapporto con i mezzi che usi e dalle tue intenzioni di comunicazione.